Aziendalese: il linguaggio che rende la tua azienda invisibile
L'aziendalese rende la tua azienda identica alle altre: candidati e clienti non ti distinguono. Perché succede e come costruire un linguaggio tuo.
L'aziendalese è il linguaggio generico con cui le aziende raccontano se stesse: "persone al centro", "team giovane e dinamico", "ambiente stimolante". Cancella l'identità di chi lo usa e lo rende identico a chiunque altro: i messaggi distintivi ottengono fino al 400% di ricordo in più rispetto a quelli generici (fonte: Harvard Business Review).
"Le persone al centro." "Crediamo nel talento e nella formazione continua." "Siamo sostenibili, ma per davvero."
Apri dieci siti aziendali a caso. Leggi dieci career page. Trovi le stesse frasi, nello stesso ordine, con le stesse foto di persone sorridenti in sala riunioni. Ogni volta mi scappa la stessa domanda: ma come minchia parlate?
Qualcuna si salva, sia chiaro. Le altre hanno un problema che va oltre lo stile: un problema di identità, attrattività e posizionamento. Un problema di brand.
Per te che guidi un'azienda il costo è preciso. Il candidato che legge la tua career page e non capisce chi sei manda il CV a qualcun altro. Il cliente che ti trova identico ai concorrenti decide in base al prezzo. In entrambi i casi perdi soldi veri, solo che a bilancio non li vedi.
Perché tutte le aziende parlano in aziendalese?
Perché copiare chi c'è già riduce il rischio percepito. Dietro l'aziendalese ci sono quattro meccanismi psicologici documentati, e nessuno c'entra con la pigrizia.
Il primo è il bias di disponibilità (Tversky & Kahneman, 1973): preferiamo le informazioni più facili da recuperare dalla memoria, cioè quelle dei competitor. Se il concorrente mette "le persone al centro", lo mettiamo anche noi. "Se funziona per loro, funzionerà anche per noi." Come vedere tre uccelli volare e concludere che tutti gli uccelli volano. Poi incontri uno struzzo.
Il secondo è l'isomorfismo istituzionale (DiMaggio & Powell, 1983): le organizzazioni si assomigliano sempre di più per tre pressioni. Mimetica (nell'incertezza si copia chi sembra funzionare), normativa (CEO, HR e marketing applicano gli stessi standard imparati negli stessi corsi), coercitiva (i regolamenti di settore spingono verso linguaggi burocratici simili).
Il terzo è l'effetto spotlight (Gilovich, 2000): il cervello attiva risposte ansiose quando devia dalla norma, perché interpreta la differenza come rischio sociale. L'azienda tech che lavora 4 giorni a settimana evita di scriverlo e ripiega su "flessibilità", termine generico ma sicuro. Il paradosso: la comunicazione "sicura" riduce la memorabilità del 70% (fonte: Nielsen Norman Group).
Il quarto è l'ansia da posizionamento. Molte aziende non sanno chi sono, ma sanno chi vorrebbero sembrare. La teoria dell'autodiscrepanza (Higgins, 1987) dice che più è ampio il gap tra ciò che sei e ciò che vorresti essere, più provi disagio. Nel branding quel disagio si colma copiando frasi già approvate dal mercato.
Le frasi che trovi su 9 career page su 10
Eccole. Se cerchi lavoro, preoccupati. Se sei un CEO o fai comunicazione, pensa a come toglierle:
"Le persone al centro"
"Ci teniamo al benessere delle nostre risorse"
"Un ambiente inclusivo e stimolante"
"Siamo alla ricerca di talenti"
"Innovazione, passione e spirito di squadra"
"Una realtà dinamica, giovane e in costante evoluzione"
"Un team unito e affiatato"
"Siamo come una famiglia"
Nessuna racconta qualcosa. Sono talmente vaghe che potresti leggerle sulla home page di Coca-Cola o della Trattoria Sora Maria. Se una frase funziona per chiunque, per te vale zero. Una career page efficace supera esattamente questo test: nessun concorrente potrebbe firmarla al posto tuo.
Il tuo cervello archivia scene, non concetti
Il linguaggio aziendale generico fallisce prima di tutto a livello neurologico. Frasi come "ambiente inclusivo" o "team affiatato" attivano solo aree superficiali del cervello: le parole astratte mancano di riferimenti sensoriali, emotivi o spaziali, quindi non formano immagini mentali.
Prova con questa: "Facciamo riunione tutti da casa con la webcam accesa: chi la tiene spenta paga l'aperitivo al team". C'è la scena (apparato visivo), c'è il "da casa" (corteccia motoria), c'è chi perde e paga (emozione della sfida e della penalità). Risultato: tre volte più probabilità di essere ricordata (fonte: Hsu et al., 2015).
C'entra anche la memoria: quella episodica, fatta di scene concrete, batte quella semantica, fatta di concetti astratti. "Crediamo nel talento" non si aggancia a niente. "Il nostro tech lead ha insegnato Python a 5 junior quest'anno" è una scena recuperabile a distanza di mesi.
La Dual Coding Theory (Paivio, 1991) spiega perché: il linguaggio concreto crea due codici mentali, uno verbale e uno visivo. Doppia traccia, doppia probabilità di ricordo. Lo storytelling aziendale che funziona sfrutta esattamente questo meccanismo.
C'è una conseguenza che pochi mettono a fuoco: il linguaggio generico segnala al cervello che l'azienda non ha esperienze reali da raccontare. Il lettore lo traduce brutalmente: "stai dicendo un mare di puttanate, non mi fido". Quindi non si candida e non ti chiama.
Come si costruisce un linguaggio che solo tu puoi usare
La comunicazione aziendale efficace parte da una regola sola: racconta cose che i tuoi concorrenti non possono raccontare. In pratica sono cinque mosse.
- Coerenza tra dentro e fuori
- la comunicazione deve riflettere la realtà vissuta internamente, perché la distanza tra dire e fare genera sfiducia. Non puoi proclamarti eco-sostenibile senza azioni a supporto di quello che dichiari.
- Concretezza narrativa
- racconta situazioni reali con il framework contesto + azione + senso. "In un progetto (contesto), Marco ha risolto un problema con il framework imparato al corso (azione), perché qui la formazione ce la prendiamo sul serio (senso)." Mulino Bianco costruisce così, da decenni, l'intimità della vita familiare.
- Sottrazione
- rileggi ogni testo e chiediti "questa frase racconta qualcosa che solo noi facciamo?". Se la risposta è no, cancellala o riscrivila.
- Voce visiva coerente
- il brand parla anche con colori, font e immagini. Apple con il minimalismo bianco, IKEA con ambienti reali e colori caldi. Scegli una forma che rifletta il tuo carattere, invece del solito "pulito e professionale".
- Scegli un nemico
- ogni brand forte nasce contro qualcosa. Patagonia contro lo spreco e l'inquinamento, Basecamp contro la hustle culture ("Calm is our superpower"). Definire cosa rifiuti chiarisce cosa sei.
Questo è il lavoro che faccio ogni giorno in ConfuMedia con aziende B2B: trasformare valori astratti in scene raccontabili. Il ritorno si vede in cassa, da due direzioni: candidati che arrivano già in linea e clienti che ti riconoscono prima ancora di sentire il prezzo.
Occhio all'altra metà del danno: il linguaggio vuoto rovina anche le decisioni di chi lo usa e di chi ci crede. Uno studio della Cornell University lo ha misurato, e ne ho scritto nell'articolo sul corporate bullshit.
L'aziendalese si copia in cinque minuti, per questo lo usano tutti. Una storia vera, con dettagli veri, non si può copiare: è il solo superpotere rimasto sul mercato. Adesso rileggi la tua career page. Quante frasi sopravvivono al test della Trattoria Sora Maria?