Il Diavolo veste aziendalese: il corporate bullshit ti costa decisioni sbagliate

Il corporate bullshit fa prendere decisioni peggiori: lo studio Cornell 2026 su oltre 1.000 lavoratori. Come riconoscerlo, con 3 esercizi pratici.

Il corporate bullshit è il linguaggio aziendale vuoto che suona sofisticato ma non significa nulla. Uno studio della Cornell University (Littrell, Personality and Individual Differences, 2026) dimostra che chi ci crede prende decisioni peggiori: su quattro studi e oltre 1.000 lavoratori, i più ricettivi alle frasi vuote sceglievano le soluzioni sbagliate in modo consistente.

Hai mai sentito qualcuno dire in riunione: "Dobbiamo scalare la soluzione per massimizzare l'effort di delivery e ridurre i costi di scaling"? Oppure: "Evitiamo colli di bottiglia per traguardare la deadline on time"?

Sì? Cos'hai fatto? Magari hai annuito. Magari hai pure preso nota. Forse hai persino pensato: questo sa quello che fa, è un fenomeno.

Confessione, signor giudice: ci sono passato anch'io. Anni in azienda, oggi ogni settimana dai clienti. Frasi che musicalmente funzionano, che sembrano dare una direzione al team, ma quando provi a tradurle in un'azione concreta non significano nulla. Letteralmente nulla.

Per anni ho pensato che il problema fossi io, che non capissi abbastanza. Un po' lo è... ma anche no. Oggi uno psicologo cognitivo lo dice con i dati: se credi a queste frasi sei in pericolo. Tu, e le decisioni che prendi.

Cosa dice lo studio Cornell sul corporate bullshit?

Shane Littrell, psicologo cognitivo alla Cornell University, ha costruito la Corporate Bullshit Receptivity Scale, una scala che misura quanto sei suscettibile alle frasi aziendali senza senso (fonte: Littrell, Personality and Individual Differences, 255, 2026). Il risultato principale: chi abbocca al corporate bullshit prende sistematicamente decisioni peggiori e performa peggio nelle simulazioni lavorative.

Niente campioncini improvvisati: quattro studi diversi, oltre mille partecipanti tra laureati e dottori di ricerca in HR, finance e marketing, più impiegati di vario tipo. Le persone più affascinate dalle frasi vuote "sceglievano le soluzioni peggiori in modo consistente".

Che frasi? Due esempi reali usati nell'esperimento: "Portando i nostri amici nella tenda con le nostre best practice metteremo sotto pressione un rinnovato livello di coerenza adattiva". Oppure: "Attueremo un rinnovato livello di credenzializzazione dalla culla alla tomba". Una me la invento io: "Creeremo un'impresa globale iperconnessa, friction-free".

Attenzione, perché qui casca il manager: l'intelligenza in senso assoluto c'entra poco. Littrell è chiaro: "Chiunque, nella situazione giusta, può essere preso in trappola dal linguaggio che suona sofisticato ma non dice nulla."

Il pezzo devastante: chi abbocca è più contento

C'è un risultato dello studio che trovo devastante. Chi abboccava era anche più soddisfatto del proprio lavoro, si sentiva più ispirato dalla mission aziendale e giudicava i propri capi più carismatici.

Fermati un attimo su quest'ultima frase. Significa che il corporate bullshit crea un loop: chi lo produce viene percepito come più competente da chi ci crede, sale nella gerarchia e produce altro bullshit. Littrell lo chiama "un ciclo preoccupante". Per me è pura e semplice follia organizzativa.

Questo meccanismo lo vedo girare ogni giorno nelle aziende con cui lavoro. Job description che non descrivono nessun lavoro reale. Mission e valori aziendali che andrebbero bene per qualsiasi impresa del pianeta. Report scritti per autocelebrarsi.

La vera truffa: chi li scrive viene promosso. Chi li mette in discussione viene invitato a "lavorare sul proprio atteggiamento". Lo so perché ci sono passato.

Perché il cervello ci casca (anche il tuo)

Il corporate bullshit è un linguaggio che simula il pensiero senza produrlo. Trasmette segnali sociali, "so di cosa parlo", "sono un esperto", senza dimostrare niente.

Il cervello tende a valutare la credibilità di un messaggio in base alla complessità apparente più che alla coerenza logica: una frase contorta può suonare più autorevole di una frase semplice. Aggiungi la pressione sociale della riunione, la gerarchia, il terrore di sembrare l'unico che non ha capito, e il mix è servito.

Le frasi vuote hanno anche un difetto strutturale: parole come "iperconnesso" o "coerenza adattiva" non hanno riferimenti sensoriali, emotivi o spaziali, quindi il cervello non forma nessuna immagine. Prova a tradurre la mia frase inventata: "Vogliamo vendere in 5 paesi entro il 2027, senza che chi lavora da casa comunichi solo via email". C'è la scena, c'è il luogo, c'è la sfida con una data. Questa frase significa qualcosa.

Del perché il linguaggio astratto renda un'azienda invisibile e uguale a tutte le altre ho scritto nell'articolo sull'aziendalese. Qui il punto è un altro, e vale più soldi: il linguaggio vuoto non rovina solo la comunicazione, inquina le decisioni. Il bullshit si diffonde perché il sistema lo premia.

Tre esercizi per disintossicare te e la tua comunicazione

Buone notizie: il pensiero critico sul linguaggio si allena. Questi tre esercizi li uso con i clienti quando lavoriamo sulla comunicazione; funzionano anche da soli, meglio in gruppo.

Esercizio 1, il test della sostituzione. Prendi una frase della tua comunicazione (job description, mission, valori). Sostituisci il nome della tua azienda con quello di un concorrente diretto. La frase funziona ancora? Allora non dice niente di specifico su di te: è bullshit.

Esercizio 2, la traduzione in azioni. Prendi una frase ispirazionale dei tuoi valori e scrivi, in massimo due righe, l'azione concreta che c'è dietro. Se non riesci a scriverla, quel valore dichiarato è falso: riscrivilo o eliminalo. Hai scritto che metti le persone al centro ma obblighi tutti in ufficio ignorando le loro esigenze? Pensaci prima di dirlo.

Esercizio 3, il test di memorabilità. Chiediti: questa frase fa venire in mente un'immagine? Se sì, rappresentala, disegnala, illustrala. Se no, riscrivila finché non evoca qualcosa di concreto. "Ogni venerdì ognuno sceglie il corso che preferisce su una piattaforma di formazione" batte qualsiasi proclama sulla crescita delle persone: l'identità si incarna in micro-esperienze che puoi vedere.

Nota di servizio: questi esercizi fanno male. Usali con consapevolezza.

Quanto ti costa una frase vuota

Torniamo ai soldi, che poi è il motivo per cui stai leggendo. La catena funziona così: scrivi job description incomprensibili, attiri candidati che non capiscono cosa faranno, ti ritrovi persone disorientate che rendono poco o se ne vanno. Poi chiami ConfuMedia per sistemare tutto. Lo vedo ogni settimana, e infatti io sono contento.

La stessa catena vale sui clienti: se non capiscono cosa vendi, comprano da chi glielo spiega meglio. La comunicazione concreta porta cassa perché fa succedere le decisioni giuste, dentro e fuori l'azienda. Come per la coerenza tra dire e fare, le chiacchiere sono gratis ma le paghi dopo.

Sono dieci anni che faccio questo lavoro. Oggi c'è uno studio a dirlo, ma io incontro sistematicamente capi che faticano ad avere un punto di vista proprio, drogati da un linguaggio che ormai gli abita dentro. Sarò sfortunato io, avrò un network di bassa qualità.

Chi si fa affascinare dal linguaggio decide peggio, per una ragione che con la stupidità c'entra poco: nessuno lo ha allenato a separare la forma dal contenuto. La comunicazione fatta bene si riconosce da una cosa sola: dice qualcosa di concreto. Il resto è musica di sottofondo.

Ultima domanda, poi ti lascio alla prossima riunione: di tutte le decisioni che hai preso questo trimestre, quante si reggevano su una frase che non sapresti tradurre in un'azione?